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Coronavirus, il nuovo elenco delle imprese che chiudono e che aprono

Limitazioni o, addirittura, divieto di entrare e di uscire dall’Italia: si tratta di una delle modifiche previste nell’ultima versione del decreto legge sulle restrizioni del coronavirus che è stato pubblicato ieri sera, a mezzanotte, in Gazzetta ufficiale, e che, quindi, entra in vigore oggi. Il testo parla di «limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso nei territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale».

Le attività produttive indispensabili
Intanto è stato raggiunto l’accordo tra sigle sindacali ed esecutivo, che hanno rivisitato l’elenco delle attività produttive indispensabili, «in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici». Da oggi, migliaia di lavoratori in più potranno rimanere a casa, grazie a questo accordo tra governo e sindacati. «È stato tolto dall’elenco tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo», è scritto nella nota unitaria di Cgil, Cisl e Uil.

Fino al 3 aprile sarà sospesa la produzione di fabbriche di gomma (pneumatici), carta da parati, spaghi, macchine agricole, macchine alimentari e commercio all’ingrosso dei mezzi di trasporto. Vengono limitate le attività di call center, ingegneria civile, produzione di plastiche e carta. Entrano, invece, la fabbricazione di macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio e la fabbricazione di vetro cavo, di radiatori e contenitori in metallo per caldaie per il riscaldamento centrale, di imballaggi leggeri in metallo, di batterie di pile e di accumulatori elettrici. Fra le new entry, anche le agenzie di lavoro temporaneo, che operano in relazione alle attività industriali e commerciali aperte, e altri servizi di sostegno alle imprese per le consegne a domicilio.

Toccherà ai prefetti «coinvolgere le organizzazioni territoriali per l’autocertificazione delle attività delle imprese che svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere essenziali». Allo stesso tempo, il Ministro della Difesa «si è impegnato a diminuire la produzione nel settore militare, salvaguardando solo le attività indispensabili».

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