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L’Ue ha già pronto il tranello: cosa succederà con i migranti

Von der Leyen promette una riforma delle politiche migratorie. Ma l’Italia potrebbe essere lasciata ancora da sola

Ci risiamo. Riecco quel ritornello, che spesso si è rivelato un bluff, secondo cui è prossima in ambito europeo una riforma sui meccanismi di accoglienza dei migranti delle politiche sui ricollocamenti. Questa volta a tracciare una linea volta a rassicurare l’attuale governo giallorosso è stata direttamente Ursula Von der Leyen, la quale nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione in qualità di presidente della commissione europea, ha affermato che ben presto si arriverà al superamento del trattato di Dublino.

Quest’ultimo è il documento del 1990 attualmente in vigore e che disciplina buona parte della materia dell’accoglienza e delle richieste di asilo in ambito comunitario. È il trattato che più ha dato grane all’Italia negli ultimi anni. Infatti, è proprio qui che viene sancito il principio secondo cui deve essere lo Stato di primo approdo a sobbarcarsi ogni onere relativo all’accoglienza. In poche parole, se un migrante sbarca lungo le nostre coste soltanto l’Italia dovrà farsene carico, includendo in tutto questo anche l’esame della domanda di asilo.

In questo quadro, è chiaro che il trattato di Dublino penalizza i Paesi meridionali dell’Europa, quelli che registrano il maggior numero di arrivi di migranti nei rispettivi territori. Da diversi anni si parla del superamento del principio di Dublino, senza però che si sia mai arrivati a una vera riforma. Adesso il capo dell’esecutivo europeo ha promesso a breve la presentazione di un suo progetto sull’immigrazione, in cui il meccanismo di Dublino verrà messo in discussione: “I governi che fanno di più e sono più esposti ai flussi devono poter contare sulla solidarietà europea – ha dichiarato Ursula Von der Leyen – dovrà esserci un link tra asilo e rimpatri con la distinzione tra chi avrà diritto di rimanere e chi no”. E poi, sempre nel suo discorso, anche l’obiettivo volto a rendere “più forti i confini esterni e a costituire vie legali di migrazione”.

Promesse che hanno il sapore di assist politico all’Italia, il cui governo prova invano a far arrivare in sede europea proposte volte sia a superare il trattato del 1990 che a rendere obbligatori i ricollocamenti dei migranti. Fino a pochi giorni fa fonti diplomatiche a Bruxelles hanno chiarito che durante il semestre di presidenza europeo della Germania, che scade a dicembre, le proposte sui ricollocamenti non verranno trattate. Ben che meno da Berlino sono previsti piani per il superamento del trattato di Dublino.

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Porte quindi chiuse a Roma, con Ursula Von Der Leyen che con il discorso odierno ha adesso provato a regalare qualche spiraglio. Ma non c’è da essere molto ottimisti: lo stesso numero uno della Commissione europea ha parlato di “compromessi” da attuare e ha chiesto a più riprese la solidarietà tra i vari Paesi dell’Unione che nel corso degli anni però è sempre mancata.

La Commissione presenterà la sua proposta, ma poi spetterà agli Stati membri trovare un accordo definitivo per renderla attuabile. E già nel 2015, quando Junker ha presentato il piano della sua commissione sull’immigrazione, tutto è naufragato nel giro di pochi giorni di trattative. Difficile pensare che oggi possano esserci margini per un’approvazione in tempi rapidi della proposta che metterà sul piatto la Von Der Leyen.

Lei stessa ne è al corrente, per cui il discorso odierno ha l’aria di un mero contentino politico al governo giallorosso e di un potenziale piccolo bluff.

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